Mesi e mesi di silenzio per la Libia. Prima il frastuono allucinante delle bombe, sganciate come biglie tirate in un cortile, poi il silenzio. Silenzio a cui si è sovrapposto un gran vociare, riguardo ad altre questioni; come l'autodistruzione del nostro sistema economico.
E mentre noi siamo rimasti ad osservare questo sistema, che come un cagnaccio si morde da solo la coda, a poche centinaia di chilometri da noi, la più nobile lotta del popolo libico è passata in sordina.
Dopo tutto questo sonno, dopo tutti questi mesi di disinteresse velato, ci svegliamo il 20 agosto con i ribelli che assediano Tripoli. Gheddafi, come tutti i tiranni in decadenza, alza ancora la voce, gonfia il petto ed invita i suoi, e tutto il popolo libico a "schiacciare i ratti".
Il popolo libico è già in festa, e sogna, come chi ha sofferto troppo, una truculenta morte per l'oppressore ed i suoi cari. In maniera forse prematura, esiste una parte del popolo libico che si sente già libera e democratica. Ma il lavoro, in realtà, è appena cominciato.
La democratizzazione d'un Paese non passa solo dall'eliminazione fisica del tiranno, bensì, da una presa di posizione popolare, da una volontà ovvia e coerente di democrazia che scorre nelle vene della grandissima parte degli abitanti del Paese in questione. Il rischio di finire come a Baghdad è reale. Certo, la situazione è differente, così come profondamente differenti sono i popoli. Ma il rischio di una instabilità democratica è pur sempre presente.
Ancor più presente è, ahinoi, la possibilità che le risorse, le strutture e le politiche economiche della nuova Libia siano strettamente controllate da quel mondo occidentale, che pare esser intervenuto più in nome della pecunia, che non in quello della pace. Ecco, il vero elemento di rottura con il passato, il vero nodo dal quale passa la democratizzazione reale d'un Paese è la sua indipendenza totale; la costruzione del futuro libico può passare solamente da una reale indipendenza, sociale ed economica, che ponga lo Stato in condizione di mostrarsi come attore forte e libero sulla scena internazionale. Ecco che allora si potrà parlare di democrazia, ecco che allora si sentirà alto il grido: -Libertà!
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