mercoledì 10 agosto 2011

LA CRISI. Parte III: La "manovretta" salvafaccia.

Non conosco Tremonti. Non ne comprendo la personalità e lo trovo noioso.
Tuttavia so che io e lui abbiamo condiviso qualcosa. Una sensazione, di quelle universali: di quelle che tutti proviamo prima o poi nella vita.
Ecco, io credo che Tremonti, a stilare il testo di questa manovra finanziaria 2011, si sia sentito esattamente come mi sentii io un giorno di pochi anni fa; entrai al bar ed offrii parecchi bicchieri di birra in spina a degli amici che non vedevo da tanto. Al momento del conto, aprii il portafogli e ci trovai solo pochi centesimi, di quelli rossi in rame, di quelli che se ti cadono per terra, non ti chini neppure a raccoglierli. Continuai a guardare l'interno del mio più che parco portafogli, aspettando che le banconote si generassero da sole, ma poi ricordai il sempre vero motto di Lavoisier "nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma", ed accettai il fatto che i soldi non sarebbero venuti fuori dal nulla. M'arrangiai col barista in modo da  pagare in futuro, e nel frattempo pensai al momento in cui spesi i miei soldi, poche ore prima, in qualcosa d'insulso.


Bene, a mio avviso, Tremonti, s'è sentito proprio come me nel momento in cui fissavo il portafogli vuoto. Ma poi, con lampo di genio non a tutti comune, s'è ricordato d'aver un Paese intero da cui attingere. Un Paese fatto di persone ed enti con portafogli poco diversi dal mio, pressoché vuoti, ma con ancora qualche centesimo di rame da prelevare.


Questa manovra altro non è, effettivamente, se non un raschiare il fondo del barile.
Fatta di liberalizzazioni, allungamento ulteriore dell'età pensionabile e redistribuzioni di competenze, che in Italia solitamente creano più caos che semplificazioni. Poi c'è la parte sottaciuta. Quella che a nessuno piace. I tagli, quelli veri, al finanziamento di scuola e sanità, ed il ridimensionamento delle pensioni.


Per far rientrare il nostro spaventoso debito, non s'è parlato di alcune cose di ovvia necessità. Non si lotta l'evasione fiscale, piaga indegna della nostra società. I grandi e piccoli evasori, pagassero ciò che han da pagare, raddrizzerebbero la schiena di questa Italia. Ma l'evasione non si combatte mai, perché, tutti lo sappiamo e nessuno lo dice, all'italiano medio evadere il fisco, sentirsi la volpe che fotte il sistema, piace da morire. 
Non si razionalizzano e ragionano le grandi opere, fonte di grandi spese, ma non sempre di grandi guadagni. Viviamo nell'epoca del crescere, crescere, crescere. Ancora, a tutti i costi. E se non fosse questa la strada esatta? E se avessimo già sfruttato troppo lo stato delle cose?
Ogni cosa ha il suo ciclo vitale, lo ripeterò sempre e fino alla nausea. La crescita superstimolata porta solo ad un invecchiamento precoce, che inevitabilmente, conduce alla fine.

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