mercoledì 3 agosto 2011

Azione e reazione.

La Primavera Araba s'è riscaldata. 
Tanto che di primavera non si tratta più.

Il clima s'è fatto torrido, e com'è normale nello scorrere delle stagioni, alla primavera è succeduta l'estate. E così, con le stagioni, son variati anche i punti d'interesse. S'è passati dalla gloriosa Rivoluzione del Gelsomino in Tunisia alle cannonate sulla popolazione in rivolta in Siria.
Meno attenzione dei mass media, è evidente. La guerra fa tanto "clima fresco", non si può mica parlare di conflitti in estate! Ed è così che rischiamo di perderci, tra Vucinic alla Juve ed il culo di Belen, lo sviluppo di una guerra civile che vede la contrapposizione tra ideale e forza bruta.

Molti non se ne preoccuperanno. 

Anzi, si rifaranno al film già visto: "La popolazione oppressa riuscì a scardinare il regime violento, e tutti vissero felici e contenti". Purtroppo, non sempre è così. Per una Rivoluzione Francese riuscita, ci sono per lo meno dieci rivolte popolari represse. Vuoi per una maggiore forza del regime, vuoi per un minore coinvolgimento ideale o per una popolazione ridotta allo stremo tanto da non riuscire ad organizzarsi e muoversi. Noi ricordiamo il successo delle popolazioni, com'è chiaro. Dà forza, dà senso di giustizia. Ma non è sempre il successo che si ottiene.

Per quanto riguarda il genere umano, però, non sempre 2 + 2 fa 4. E vale per la massa, così come per il singolo individuo.

C'è chi dopo aver letto il Giovane Holden spara a John Lennon, chi, dopo aver fatto il missionario si convince dell'assenza di Dio, e chi, dopo aver sentito parlare del Capitale di Marx diventa liberale. Come vedete, la varietà del genere umano è illimitata, a nessuna azione corrisponde una reazione certa e definita. Ed a queste associazioni d'idee volte alla persona singola, mi sento d'associare le masse. Anche queste non rispondono alle azioni con reazioni sempre uguali. E non per fatalità. Bensì, per motivazioni materiali ed effettive, legate all'azione stessa; per comprenderci, non credo che i tank ad Hama che sparano cannonate sulla folla siano d'incoraggiamento per un gesto di forza di coloro che fino ad oggi si son rivoltati. Credo sì che indignino le coscienze, ma, più d'altro, sono convinto che diano alla popolazione un reale senso d'impotenza.

E con un rewind, ci ritroviamo in una situazione simile, o forse pure peggiore, rispetto a quella che abbiamo visto in Libia il febbraio scorso. Meno pubblicizzata, senza un dittatore travestito da circense, ma pur sempre di aberrante gravità. E qui, potremo vedere se ci sarà un'altra reazione: quella Europea. Potremo verificare l'onestà del nostro Occidente.

Ancora una volta, ci troviamo di fronte un bivio, ed il passato ci indica coerenza. Si possono riconoscere gli errori, o andare avanti per la via battuta. Ma questo silenzio-assenso, questo no, non è coerente.

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