La Primavera Araba s'è riscaldata.
Tanto che di primavera non si tratta più.
Il clima s'è fatto torrido, e com'è normale nello scorrere delle stagioni, alla primavera è succeduta l'estate. E così, con le stagioni, son variati anche i punti d'interesse. S'è passati dalla gloriosa Rivoluzione del Gelsomino in Tunisia alle cannonate sulla popolazione in rivolta in Siria.
Meno attenzione dei mass media, è evidente. La guerra fa tanto "clima fresco", non si può mica parlare di conflitti in estate! Ed è così che rischiamo di perderci, tra Vucinic alla Juve ed il culo di Belen, lo sviluppo di una guerra civile che vede la contrapposizione tra ideale e forza bruta.
Molti non se ne preoccuperanno.
Anzi, si rifaranno al film già visto: "La popolazione oppressa riuscì a scardinare il regime violento, e tutti vissero felici e contenti". Purtroppo, non sempre è così. Per una Rivoluzione Francese riuscita, ci sono per lo meno dieci rivolte popolari represse. Vuoi per una maggiore forza del regime, vuoi per un minore coinvolgimento ideale o per una popolazione ridotta allo stremo tanto da non riuscire ad organizzarsi e muoversi. Noi ricordiamo il successo delle popolazioni, com'è chiaro. Dà forza, dà senso di giustizia. Ma non è sempre il successo che si ottiene.
Per quanto riguarda il genere umano, però, non sempre 2 + 2 fa 4. E vale per la massa, così come per il singolo individuo.
E con un rewind, ci ritroviamo in una situazione simile, o forse pure peggiore, rispetto a quella che abbiamo visto in Libia il febbraio scorso. Meno pubblicizzata, senza un dittatore travestito da circense, ma pur sempre di aberrante gravità. E qui, potremo vedere se ci sarà un'altra reazione: quella Europea. Potremo verificare l'onestà del nostro Occidente.
Ancora una volta, ci troviamo di fronte un bivio, ed il passato ci indica coerenza. Si possono riconoscere gli errori, o andare avanti per la via battuta. Ma questo silenzio-assenso, questo no, non è coerente.
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