Questo capro espiatorio deve essere per forza di cose debole, minoritario, non ben identificato e generalmente misconosciuto dall'opinione pubblica. Un tempo erano gli ebrei, poi i comunisti. Ora si generalizza, si fa prima. A farci da bestia sacrificale sono gli stranieri.Dopo il Pogrom di Torino contro i rom (ne ho parlato pochi giorni fa), è l'ora dell'uccisione dei Senegalesi a Firenze. Si parla di pazzi isolati, di collettività provate e rabbiose. Troppo semplice, non è così. Il razzismo in Italia è costante e sibillino. Ne siamo impregnati. I media ci propongono i costanti due minuti d'odio, d'orwelliana memoria, in ogni Tg, siamo abituati a dare diverso peso alla vicenda vitale d'un nostro connazionale ed a quella d'uno straniero, alla quale vita è dato un valore inversamente proporzionale rispetto alla quantità di pigmenti di melanina presenti nella sua pelle.
Dovremmo essere stanchi. Dovremmo chiederci perché si arrivi con costanza a tutto questo.
Non si tratta di folli solitari, lo ripeto. In Italia esistono organizzazioni, partiti, salotti, in cui il linguaggio universale è la xenofobia. Siamo tolleranti, sì, fin troppo, con chi è intollerante; in Italia esistono CasaPound, Forza Nuova, la Lega e personaggi come Storace o Saia; gli si da importanza, ed in un certo qual modo rispetto. Questo rispetto è dannoso, fuorviante; porta, nei momenti difficili, a situazioni come quella che stiamo vivendo, dove l'intollerante ha voce in capitolo, anche in un Paese come il nostro, dove la Costituzione è campionessa di Diritti Umani.
A questo punto dovremmo cambiare il nostro atteggiamento, dovremmo muoverci come ci suggerì Karl Popper: "Dovremmo rivendicare, nel nome della tolleranza, il diritto a non tollerare gli intolleranti."
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