mercoledì 28 dicembre 2011

O Mare Nero...

Quarantamila barili di greggio gettati a mare al largo del Delta del Niger. C'è chi starà piangendo più il petrolio che la pulizia del mare, chi, invece, se ne sarà fatto una ragione. La Shell minimizza, il greggio, nel mentre, arriva in spiaggia. Ma non se ne parla, meglio sentirsi metter in guardia dal silicone killer per quindici giorni di fila, no? Che ne sappiamo noi del Delta del Niger? Cos'è la Nigeria per noi?
I riflettori su questi luoghi si accendono, per la nostra "informazione", solo quando le organizzazioni armate locali rapiscono un dipendente italiano delle aziende petrolifere, che sul Delta del Niger si sono insediate oramai da più di 35 anni. Ed in questi sette lustri ne son successe di cose; l'insediamento delle NOSTRE compagnie petrolifere negli anni '70, oltre a creare dei danni irreparabili ed irrisarcibili dal punto di vista ambientale, ha portato migliorie economiche solo in pochissime fasce sociali delle popolazioni autoctone. L'estrazione petrolifera nel Delta vale il 40% del PIL nigeriano, ma, tuttavia, la Nigeria è totalmente (lo ripeto e lo sottolineo: totalmente) dipendente a livello economico dal punto di vista dell'estrazione petrolifera. E questo significa che la Nigeria, nonostante abbia enormi ricchezze in materia di idrocarburi e di gas fossile, non ne ha ricavi. I ricavi vanno tutti ai soliti nomi: Shell, Agip, Chevron. L'ecosistema di questa vastissima zona è andato distrutto a causa dell'estrazione petrolifera, riducendo in maniera enorme la produzione di prodotti agricoli, in passato fonte di sostentamento primaria per le popolazioni locali.
Ed oramai da vent'anni va avanti una guerra sanguinolenta e sincopata in queste zone, una guerra tra poveri ovviamente; che vede da una parte le popolazioni locali ed i movimenti armati nati per liberare il Delta dalle compagnie petrolifere e dall'altra le forze armate nigeriane, insieme col governo del Paese, che per interessi economici torbidi come il greggio, difendono le compagnie petrolifere mentre stuprano la loro Terra. Questa guerra ha avuto, ad oggi, tanti morti, tanta infamia e pochi eroi. Il sangue di così tante vittime, però, non ha cambiato le cose; le popolazioni, i territori, sono ancora vittime di queste compagnie, cancro dell'Africa, povera perché non libera, come diceva qualcuno. E noi non ne sappiamo niente. Ridiamo alla simpatica pubblicità del cane Eni e crediamo alle figure create dalla sabbia che ci dicono che l'Agip ama il nostro pianeta e l'energia rinnovabile. Non ci pensiamo, non ci importa, o, purtroppo non possiamo fare a meno del petrolio. Tuttavia, io penso che sia importante sapere, penso sia importante perché le cose, in un'ottica ventura, potranno e dovranno cambiare, ed allora, non dovremo scordarci del male fatto e di chi siano i colpevoli.

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