Non scrivo da parecchio, eh?
E di motivazioni ne ho a iosa, veramente. La sensazione d'aver stancato, d'aver perso quello smalto e quella lucidità che contraddistingue le cose nuove, appena scartate, per sostituire la mia brillantezza con un mucchio di polvere. Già. Polvere. Depositatasi con il tempo e soprattutto a causa del tedio e della ripetitività degli argomenti che ho trattato. Ho subito un sovra dosaggio di argomenti come crisi, poltrone in vendita, demagogia e chi più ne ha più ne metta. Mi son dovuto riposare, ristabilire, ho dovuto pensarci su. Ma stamattina mi ha svegliato il vento. Non m'era mai successo. Che impeto, che forza, che voglia di nuovo.
Adoro il vento. Come simbologia, sì. Ma anche il suono che fa quando passa tra le foglie.
Oggi però è stato la primissima cosa che ho percepito, mi ha dato la voglia di buttare giù due righe, e di ragionare (o sragionare, vedete un po'voi) su ciò che sta accadendo. Mentre scrivo lo spread Btp-Bund è a 462, record storico, la direzione del partito di governo invoca le dimissioni del premier ed il governatore della mia regione medita le dimissioni. Bene, o meglio, male, la caduta libera si sta arrestando, tra poco vi sarà l'impatto col suolo. E forse in una mescita di masochismo e speranza, attendo il momento in cui potrò dire "è finita.". E sarà finita veramente, anche se per poco. Sarà finito questo nauseabondo teatrino demente che m'ha fatto odiare, a tratti, ciò che più amo.
Non prendetemi per stolto. So bene che non basta ammazzare il drago per salvare il regno. C'è bisogno di novità, di freschezza, d'un'epurazione di ciò che è marcio da tanto, troppo tempo. Ma con la fine del peggio, come nelle migliori favole, si possono rimettere insieme i pezzi. Ci si può sentire più liberi di costruire, più liberi di immaginare e partecipare, più liberi d'esser liberi.
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