Sono vicini all'ignorante, all'intollerante, a chi ha paura del diverso ed a chi lo odia. Sono vicini al discriminante ed a chi, in virtù di una presunta superiorità data dalla "rettitudine sessuale o razziale", sente l'odio verso l'altro come un dovere di natura quasi religiosa.
Ed i nostri rappresentanti ci hanno dimostrato, con orgoglio da macho che porta i pantaloni in casa, che un figlio omosessuale non lo vogliono proprio. Anzi, meglio stia zitto e si becchi qualche botta, sia mai si faccia le ossa. La legge sull'omofobia non è passata. L'Udc, il Pdl e la Lega, da buoni cristiani difensori del prossimo, ci mostrano che il prossimo, se vuole una mano, deve far sesso ed amare come dicono loro. Tutto ovviamente in nome della parola amorevole di Dio.
Sono un sostenitore convinto dell'uguaglianza sessuale e dell'integrazione. Tuttavia, non credo che una regolamentazione in materia sia sempre attuata o attuabile. Quindi come quel parruccone di Rousseau mi accingo ad enuclearvi i tre tipi di Stato in cui questo tipo di regolamentazione sia: superflua, o necessaria ed approvata od ancora più che necessaria ma inattuata.
Il primo caso è quello del Paese progressista e progredito. In questo caso, dove l'integrazione e l'uguaglianza sessuale sono dati di fatto, una normativa sull'omofobia si rivela superflua. Appunto, creerebbe solamente inutili disparità di fronte alla legge.
Il secondo caso è quello del Paese responsabile ed accorto. Riconoscendo di avere ancora dei problemi di integrazione e di non aver ancora dato come scontata l'uguaglianza sessuale, attua norme tese a dare maggiore gravità ai così detti "reati d'odio", ossia i reati che hanno come matrice la discriminazione dell'omosessuale.
Il terzo caso, è, ahimè, quello del nostro Paese. Un Paese reazionario, che, avendo enormi problemi in materia, li spazza sotto il tappeto. Non regola, non legifera, ma omette. Un Paese con numerose influenze pseudo religiose che creano impicci, sconfinando in sessismo e razzismo.
Il problema è vasto, denso. Ma, per ora, non si va da nessuna parte. Viviamo un'Italia che ha paura di fare anche il minimo movimento in avanti, ma che non ha nessun timore a fare passi, ruzzoloni o capriole all'indietro.
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