mercoledì 15 giugno 2011

Renato contro i precari.

Già, Renato contro i precari. Sarebbe potuto essere il nome di una band indie del decennio scorso. E invece è il leit motiv di quest'oggi.


Può un ministro, dipendente dall'Italia intera e da tutti i suoi lavoratori, odiare una parte di questa Italia?
Odia la parte più vulnerabile, incerta, stanca. La detesta a tal punto che sentendone il nome ne fugge, si dilegua e la liquida come "l'Italia peggiore". Quell'Italia così peggiore che manda avanti la "sua" pubblica amministrazione, la scuola, la sanità. Così detestabile, insofferente e terribile da aver la forza di versare buona parte dei pochi soldi che ha nelle tasche per pagare a lui, ed a quelli come lui, lo stipendio, o meglio, come piace a lor dire, l'indennità.


Lo sconcerto si fa forte, la passione arde nel cuore di coloro che si sentono offesi.
Ed a me vien da dire: "Ma come, non lo sapevate?" 
Per il bruno d'animo Brunetta, i precari sono come tante rotelline d'un grosso ingranaggio, e la loro importanza singolare è quasi nulla, per quanto funzionali queste rotelline possano essere, si potranno pur sempre sostituire, no? Ce lo dimostra da anni, con parole più caute e fatti concreti, ma ce n'accorgiamo, forse, solo oggi? Non siamo ipocriti, non celiamoci dietro un'ignoranza che non fa per noi. La classe dirigente del nostro Paese detesta la plebaglia, i ratti immondi che con le loro camice sudate e consunte prorogano l'agonia di quest'Italia, destinata alla fine.


Brunetta è l'emblema. Egli è la principessina che dalla sua carrozza dorata, confonde le rotelline con il motore. Personificazione del distacco della vecchia politica dalla realtà, è l'offesa al lavoro, la mortificazione della vita moderna stessa.


Il precariato non s'arrenda, la fine non è giunta. E la meschinità di chi ci guida non dev'essere un deterrente per la costruzione del nostro futuro, dev'essere invece la spinta per un cambiamento. A grandi ingiustizie corrispondono grandi rivoluzioni.


Permettetemi infine di citare, sebbene in maniera un po'impropria, il maestro Faber.


"fino a dire che un nano
è una carogna di sicuro
perché ha il cuore troppo,
troppo vicino al buco del culo."



(Fabrizio de Andrè - Un giudice) 

2 commenti:

  1. condivido!! quell'Italia "peggiore" esiste grazie alle teste di cazzo come lui che l'hanno voluta con delle riforme sbagliate e create solo per far salire dei numeri finti da citare nelle trasmissioni televisive!!

    vergogna!!


    ps= Piè il testo bianco su sfondo nero è davvero difficile da leggere io invertirei ;)

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  2. Dici? Beh, direi che di te mi posso fidare, su graficu. Provvederò!

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