giovedì 16 giugno 2011

Dux Grillo e il regime del Vaffanculo.

Poiché rischio di essere impopolare, già dall'inizio v'avverto. Parlerò di Grillo, ne parlerò relativamente male perché un po'esacerbato dalle sue sparate. Se ne siete sostenitori, se lo stimate e vi brucia lo stomaco a sentirne parlar da un'ottica diversa, risparmiate il tempo, non leggete. Oppure, se siete un po'masochisti come il sottoscritto, e godete a sentire chi la pensa in maniera diversa, per poi criticare con asprezza e cinismo, bene, siete nel posto giusto.
A dirla tutta non so neanche se sia popolare od impopolare scrivere con mentalità critica di Grillo; sto perdendo un po'il contatto con i gusti d'Italia, ed a volte, dietro ai miei pensieri c'è una costruzione così distorta e sincopata, che mi trovo in minoranza pure quando parlo con me stesso.


Tuttavia, lasciando perdere il mio onanismo mentale, andiamo subito nel cuore della riflessione.
Non mi piace chi non accetta contraddittorio, non mi piace chi lancia messaggi, come fiammate nel cuore della notte, e come una fiammata, lascia la bruciatura, ma non ti da occasione di rispondere. Non mi convince chi scende in politica mandando altri a sporcarsi il muso, non mi da fiducia chi pare così convinto delle sue idee ma si presta solo a manovrare fili, senza rischiare d'esser lui nella bagarre.
Il comico genovese è un astro dell'insulto, un rettore del turpiloquio. Abbiamo veramente bisogno di qualcuno così, quest'oggi? Il suo "vaffanculismo" mi strema, poiché mi da il sentore di risposta data dall'ira, d'enfasi che genera soluzioni poco ragionate.
La forma in cui si pone, peraltro, non mi convince. Il blog come manifesto politico. La forma blog (io scrivo-tu leggi) mi fa assaporare le conversazioni dal balcone, dove il leader dice qualcosa e gli altri rispondono che ha ragione. Il manifesto del Movimento 5 Stelle, che mi ha sorpreso per brevità ed intenzioni, è disegnato sul personaggio Grillo; per quanto il movimento si dichiari fortemente democratico, vedo un vizio in questa forma di democrazia, troppo deliberatamente consensuale per apparire reale, troppo unitaria ed affine al Leader(?) perché abbia la connotazione di reale democrazia. Faccio un esempio che non piacerà. Avete presente il PD? Sì, sì, quello. Bene, io lo vedo, con tutti i suoi limiti, come un reale esempio di democrazia. E sapete perché? Perché è rigonfio di spaccature, quasi macellato, dal suo direttivo nazionale fino all'ultimo circolo in un paese di 100 abitanti. E queste spaccature sono simbolo di democrazia, simbolo del conflitto naturale che si crea in un ambiente dove tutti han pari diritto di parola. Questa è democrazia per me, aver coraggio di muoversi e lottare anche all'interno delle pareti di casa, senza aver paura di scornarsi. Questo nel M5S manca, è unitario, dorato. Nei meet up Grillo è idolatrato, su di lui si staglia il tutto.
Ma ritorniamo al manifesto del Movimento, perché sparlare di Grillo è un po'come sparlare di Berlusconi. Semplice, fin troppo.
E proprio in tema di semplicità il manifesto non ha rivali. Snocciola in tredici pagine soluzioni idilliache come se ci trovassimo nella Utopia di Thomas Moore. Il programma è peraltro fondato su due principali dottrine, piuttosto evidenti, direi. La prima è l'abrogazione, la seconda è internet. In quasi ciascheduna pagina troverete questa parola, così linda e semplice: abrogazione, spesso e volentieri accompagnata dalla parola abolizione. Sì, far tabula rasa e ricostruire da zero, in quasi ogni campo. La cara economia ci insegna, però, che per costruire la pecunia è d'obbligo. E arrivando alla pagina 9 di questo scarno documento, che vedo? Una programmazione economica inesistente; tante proposte per una maggiore giustizia sociale, ma, dov'è la progettualità? Dov'è il sostegno a lavoratori ed imprese?
Ho citato internet come seconda dottrina. Già, questo programma pare un affogato al cioccolato, con al posto del cioccolato il world wide web. Questo potente e macroscopico mezzo, di cui tutti ci serviamo tutti i giorni. Ma penso non sia il luogo giusto per far politica pratica. O meglio, credo sia un ottimo veicolo, anche di informazioni politiche, ma credo che la politica vada fatta sul territorio, credo che una chiacchierata al bar sia più utile per fare politica di qualsiasi blog sul web. Su internet manca la reciprocità dello scambio, così come la sua immediatezza. Si tratta di politica virtuale, non reale.
Ho sorvolato sui trasporti, perché in quel punto, beh, si mettono le biciclette al centro dell'universo.


Grillo pensa ad un'alternativa, come tutti gli altri. L'errore principale del comico genovese, per me, è quello di credere che l'unica voce valida in capitolo sia la sua. Il mondo è vario, le idee son molteplici, e la ragione, così come il torto, è spesso incontendibile, in quanto relativa.


Eccomi esposto al pubblico ludibrio. Avanti!

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