Giovedì 9 giugno 2011. E' una data da segnare nei nostri calendari. Se ne va Annozero dalla tv pubblica, non senza far scalpore, non in silenzio. Santoro ha portato a casa nostra dibattiti seri ed informazione; buona televisione in un mare di immondezza.
E che l'inverno prossimo il programma traslochi su La7, poco importa dal punto di vista della qualità dell'informazione pubblica in Italia, che con i vari Minzolini, Ferrara e Vespa, vacilla sempre più tra l'orrido ed il servile. La Rai si sta privando di un programma seguitissimo: i dati dell'auditel ci dicono che il programma ha vinto 16 prime serate su 30, con uno share del 24-30%, facendo entrare con gli sponsor qualcosa come 45 milioni di Euro stagionali alla Radio Televisione Pubblica.
Ma la Rai non s'è mai curata tanto delle spese di bilancio; finanziata pubblicamente, si può permettere di fare scelte politiche, in modo da tirare l'acqua al mulino che macina più grano al momento.
Il divorzio con Santoro si dice consensuale, ma a me pare evidente che tutte le polemiche, le telefonate e le beghe di questi anni, abbiano portato il giornalista ad allontanarsi dal servizio pubblico. Raggiungerà, con ogni probabilità, La7, tv che rinnovandosi, ha dato spazio a tanti bravi conduttori, giornalisti e telegiornalisti, trombati malamente dal servizio pubblico o dal blocco televisivo berlusconiano; ecco tre nomi su tutti: Mentana, Gruber, Lerner. Giornalisti forti, d'opinione, che in questa (non tanto) piccola tv privata hanno la mera possibilità di svolgere il proprio lavoro, serenamente e secondo coscienza.
Veniamo, dunque, alle considerazioni personali; ho sempre apprezzato Annozero e non ne faccio mistero, sebbene con i suoi piccoli-grandi difetti. E'uno dei pochissimi programmi televisivi che è riuscito a strapparmi qualche lacrima parlando dei drammi dell'immigrazione, ma al contempo l'unico programma a farmi inasprire talmente tanto da farmi cambiare canale alla ricerca di un reality show. M'han fatto gioire le forti prese di posizione di Santoro, mi han nauseato la saccenteria ed i nomignoli di Travaglio.
Stasera non so se il programma mi piacerà o se storcerò il naso; so solo che da oggi la tv pubblica perderà una grande fonte di informazione di Sinistra, necessaria a mantenere in piedi ciò che resta del pluralismo dell'informazione.
Io voglio il mio microfono, quello che hai tu, voglio decidere che cosa sono le cose da raccontare, le luci e le ombre. (Michele Santoro ad Adriano Celentano, a Rockpolitik, ottobre 2005)
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